Posted on set 24, 2014

Per rispondere con la conoscenza, contrastare i “si dice” con quarant’anni di ricerca scientifica internazionale; per ricordare che medici, psicologi e psichiatri da tempo sostengono che l’orientamento sessuale dei genitori non ha conseguenze negative sulla crescita dei figli.

[Aggiornamento 26 settembre 2014 a seguito delle dichiarazioni della Ministra Lorenzin sul tema Omogenitorialità]

Comunicato Stampa Associazione Italiana di Psicologia
L’Associazione Italiana di Psicologia, che rappresenta gli psicologi che insegnano e svolgono attività scientifica nelle Università e negli enti di Ricerca, ritiene di dover intervenire in merito alle dichiarazioni rilasciate dal Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nel corso della trasmissione “Porta a porta” trasmessa su Rai 1 il 17 settembre 2014.

logoAipLa Ministra Lorenzin, per giustificare la propria contrarietà all’adozione e al ricorso alla fecondazione eterologa per le coppie omosessuali ha dichiarato che “tutta la letteratura psichiatrica, da Freud in poi, riconosce l’importanza per il bambino di avere una figura paterna e materna per la formazione della propria personalità”.

Tali asserzioni sono prive di fondamento empirico e disconoscono quanto appurato dalla ricerca scientifica internazionale, a partire da studi avviati ormai quarant’anni fa. Sull’argomento le più rappresentative società scientifiche si sono espresse in modo inequivocabile.

Nel 2006, l’American Academy of Pediatrics ha dichiarato quanto segue: “I risultati delle ricerche dimostrano che bambini cresciuti da genitori dello stesso sesso si sviluppano come quelli cresciuti da genitori eterosessuali. Più di venticinque anni di ricerche documentano che non c’è una relazione tra l’orientamento sessuale dei genitori e qualsiasi tipo di misura dell’adattamento emotivo, psicosociale e comportamentale del bambino. Questi dati dimostrano che un bambino che cresce in una famiglia con uno o due genitori gay non corre alcun rischio specifico. Adulti coscienziosi e capaci di fornire cure, che siano uomini o donne, eterosessuali o omosessuali, possono essere ottimi genitori”.

Allo stesso modo, nel 2009, l’American Academy of Child and Adolescent Psychiatry ha concluso che “non vi è evidenza scientifica a sostegno della tesi secondo cui genitori con orientamento omo- o bisessuale siano di per sé diversi o carenti nella capacità di essere genitori, di saper cogliere i problemi dell’infanzia e di sviluppare attaccamenti genitore-figlio rispetto ai genitori con orientamento eterosessuale. Da tempo è stato stabilito che l’orientamento omosessuale non è in alcun modo correlato ad alcuna patologia, e non ci sono basi su cui presumere che l’orientamento omosessuale di un genitore possa aumentare le probabilità o indurre un orientamento omosessuale nel figlio. Studi sugli esiti educativi di figli cresciuti da genitori omo- o bisessuali, messi a confronto con quelli cresciuti da genitori eterosessuali, non depongono per un diverso grado d’instabilità nella relazione genitori-figli o rispetto ai disturbi evolutivi nei figli”.

Nel 2011 l’Associazione Italiana di Psicologia ha ricordato che “i risultati delle ricerche psicologiche hanno da tempo documentato come il benessere psicosociale dei membri dei gruppi familiari non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali che si attualizzano al suo interno. In altre parole, non sono né il numero né il genere dei genitori – adottivi o no che siano – a garantire di per sé le condizioni di sviluppo migliori per i bambini, bensì la loro capacità di assumere questi ruoli e le responsabilità educative che ne derivano. In particolare, la ricerca psicologica ha messo in evidenza che ciò che è importante per il benessere dei bambini è la qualità dell’ambiente familiare che i genitori forniscono loro, indipendentemente dal fatto che essi siano conviventi, separati, risposati, single, dello stesso sesso. I bambini hanno bisogno di adulti in grado di garantire loro cura e protezione, insegnare il senso del limite, favorire tanto l’esperienza dell’appartenenza quanto quella dell’autonomia, negoziare conflitti e divergenze, superare incertezze e paure, sviluppare competenze emotive e sociali”.

Su questi temi la comunità scientifica è unanime. L’Associazione Italiana di Psicologia ancora una volta invita i responsabili delle istituzioni politiche a tenere in considerazione i risultati che la ricerca scientifica ha prodotto e messo a disposizione della società e si facciano promotori del rispetto delle persone e della corretta divulgazione scientifica evitando di esprimere asserzioni infondate che hanno il solo risultato di rinforzare i pregiudizi e danneggiare le famiglie mono-genitoriali, le coppie omosessuali e soprattutto i loro bambini.
24 settembre 2014

ONPSY

Comunicato Stampa Ordine Nazionale degli Psicologi [20/09/14]

“Probabilmente considerazioni meramente ideologiche possono aver portato la Ministra alla Salute, Beatrice Lorenzin, a dichiarare testualmente, nella puntata di “Porta a Porta” del 17 settembre scorso, che “la letteratura psichiatrica, da Freud in poi, riconosce la necessità per un bambino di avere una figura materna e paterna”, visto che questa tesi non è assolutamente supportata da ricerche e fonti scientifiche accreditate”.

Lo ha detto il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologici, Fulvio Giardina, commentando questa dichiarazione.
“Non è certamente la doppia genitorialità a garantire uno sviluppo equilibrato e sereno dei bambini, ma la qualità delle relazioni affettive.”

Da tempo infatti ‐ spiega Giardina ‐ la letteratura scientifica e le ricerche in quest’ambito sono concordi nell’affermare che il sano ed armonioso sviluppo dei bambini e delle bambine, all’interno delle famiglie omogenitoriali, non risulta in alcun modo pregiudicato o compromesso.

La valutazione delle capacità’ genitoriali stesse sono determinate senza pregiudizi rispetto all’orientamento sessuale ed affettivo.
Ritengo pertanto ‐ conclude il presidente ‐ che bisogna garantire la tutela dei diritti delle famiglie omogenitoriali al pari di quelle etero‐composte senza discriminazioni e condizionamenti ideologici

 

Sempre in risposta alle dichiarazioni della Ministra alla Salute Lorenzin a Porta a Porta del 17 settembre 2014,

Vittorio Lingiardi [psichiatra e professore ordinario di Psicologia Dinamica alla Sapienza di Roma e con Nicola Nardelli ha scritto le Linee Guida per la consulenza psicologica e la psicoterapia con persone lesbiche e bisessuali, recepite dall’Ordine Nazionale degli Psicologi (Cortina editore, 2014)].

Roberto Cubelli [professore ordinario di Psicologia Generale all’Università di Trento e presidente dell’Associazione Italiana di Psicologia.]

In una nota congiunta dichiarano: “Ci sentiamo di intervenire in merito alle dichiarazioni rilasciate dalla Ministra della Salute Lorenzin, tra cui che ‘tutta la letteratura psichiatrica, da Freud in poi, riconosce l’importanza per il bambino di avere una figura paterna e materna per la formazione della propria personalità’. Tali dichiarazioni sono infondate e foriere di pregiudizi e disconoscono quanto ormai appurato dalla ricerca scientifica internazionale, a partire da studi avviati ormai quarant’anni fa. Ci offriamo di inviare alla Ministra le principali pubblicazioni scientifiche sul tema. È triste che così spesso si debba ribadire ciò che esprime la scienza ma, al tempo stesso, è necessario farlo per limitare le inevitabili ripercussioni che simili dichiarazioni possono avere sulle coppie gay e lesbiche, sui loro bambini, e anche su tutte le famiglie monogenitoriali. Ed è grave che siano espresse da chi dovrebbe farsi promotore del benessere dei cittadini. Le più importanti associazioni scientifiche internazionali nel campo della psichiatria, della pediatria, della psicologia e  della psicoanalisi (non ultime le dichiarazioni del Presidente della Società Psicoanalitica Italiana, Antonino Ferro), sottolineano che bambini cresciuti da genitori dello stesso sesso si sviluppano come quelli cresciuti da genitori eterosessuali e che non c’è una relazione tra l’orientamento sessuale dei genitori e qualsiasi tipo di misura dell’adattamento emotivo, psicosociale e comportamentale del bambino. Adulti coscienziosi e capaci di fornire cure, che siano uomini o donne, eterosessuali o omosessuali, possono essere ottimi genitori”.

 

Cito anche lo psicoanalista Antonino Ferro, Presidente della Società Psicoanalitica Italiana:

[…] tutto ciò che è nuovo come prima reazione ci scandalizza perché turba degli assetti di pensiero stratificatisi nel buon senso e ci impone nuovi pensieri e nuove realtà emotive con cui confrontarci.
Se è vero che il “funzionamento della mente” è lo specifico della nostra specie, ciò implica una serie di conseguenze a cascata di cui non siamo consapevoli in modo chiaro. […] Più il “mentale” si impone, più avremo a che fare con funzioni: funzione materna, funzione paterna che potranno essere esercitate in modo non necessariamente coerente con l’appartenenza biologica. […] Che ben vengano bambini di coppie che si amano e che siano capaci di buoni accoppiamenti mentali. Non sarà il sesso biologico dell’uno o dell’altro ad aver più peso ma le attitudini mentali dell’uno e dell’altro. I figli li faccia chi ha voglia di accudirli con amore. Ciò che conta, in fondo, è che ogni bambino abbia il suo Presepe, la sua festa, che sia accolto e amato come un prodigio, poi sul sesso biologico di bue e asinello non ci perderei molto tempo.

 

Famiglie Arcobaleno nel 2012 emetteva questo comunicato:

“L’adozione e il riconoscimento della genitorialità omosessuale nelle più grandi democrazie occidentali è un fatto ormai indiscusso.

Sono numerose le prese di posizione dell’American Academy of Pediatrics (che rappresenta il 99,9% dei professionisti statunitensi) a sostegno delle famiglie omogenitoriali e a favore dell’adozione per le coppie gay e lesbiche (2002, 2006 e 2010). Nonchè dell’American Association of Child and Adolescent Psychiatry che ha ribadito l’assenza di rischi neuropsichiatrici prendendo posizione a sostegno delle nostre famiglie (Agosto 2011).

In effetti, è con grande soddisfazione che constatiamo che sempre più le scienze psicologiche e quelle pedagogiche si trovano d’accordo con quanto recentemente ribadito dall’Associazione Italiana di Psicologia in accordo con le principali società scientifiche occidentali:

Le affermazioni secondo cui i bambini, per crescere bene, avrebbero bisogno di una madre e di un padre, non trovano riscontro nella ricerca internazionale sul rapporto fra relazioni familiari e sviluppo psico-sociale degli individui. 
Infatti i risultati delle ricerche psicologiche hanno da tempo documentato come il benessere psicosociale dei membri dei gruppi familiari non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali che si attualizzano al suo interno. In altre parole, non sono né il numero né il genere dei genitori –adottivi o no che siano– a garantire di per sé le condizioni di sviluppo migliori per i bambini bensì la loro capacità di assumere questi ruoli e le responsabilità educative che ne derivano.

E ancora, è del 17 maggio 2012 l’affermazione di G.L. Palma, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi italiani, che in merito alle persone omosessuali conferma la necessità di riconoscere come irrinunciabile e indispensabile la possibilità di vivere desideri, affetti, progetti di vita e genitorialità senza bisogno di nascondersi o temere o subire discriminazioni e aggressioni.

La letteratura scientifica, a partire dai risultati dei numerosissimi studi (più di un centinaio) relativi all’omogenitorialità svolti negli ultimi 40 anni (Patterson, 2005; Prati e Pietrantoni, 2008; Gartrell et al., 1996, 2012), ha reso chiaro che i nostri figli non hanno particolari difficoltà nella loro crescita psicoaffettiva.

Nazioni come la Spagna, l’Inghilterra, la Olanda, gli Stati Uniti, il Canada, il Belgio e molte altre hanno già da tempo regolamentato e tutelato l’adozione per le persone omosessuali sulla base di questi studi scientifici e delle conclusioni delle commissioni governative che hanno ampiamente dimostrato che l’orientamento sessuale dei genitori non ha nessuna conseguenza negativa sulla crescita dei figli. Sulle stesse basi, anche altre nazioni importanti si apprestano a legalizzare l’adozione per le coppie omosessuali, come la Francia.

Il vero e unico pericolo per i nostri figli sono solo le dichiarazioni (…) fatte su basi oscure e presentate in trasmissioni becere e inutili. Gli unici danni fatti ai nostri figli sono il pregiudizio e l’ignoranza nutrita da altro pregiudizio e da altra ignoranza.”

Francesca Vecchioni

Riferimenti:
Comunicato stampa Associazione Italiana di Psicologia 24/09/14
Comunicato Stampa Ordine Nazionale degli Psicologi 20/09/14
Documento dell’APA sul GL Parenting
Comunicato Stampa Ordine degli Psicologi Italiani 17/05/2012
Comunicato Associazione Italiana di Psicologia
La pagina dell’American Psychological Association sull’omogenitorialità
Le dichiarazioni dell’American Academy of Pediatrics
Le informazioni sulla pagina dell’American Academy of Child and Adolescent Psychiatry
I dati dell’Istat sulle nuove forme di famiglia
Patterson, C.J. (2005) Lesbian & Gay Parenting, APA’s Committee on Lesbian, Gay, and Bisexual Concerns (CLGBC), Committee on Children, Youth, and Families (CYF), and Committee on Women in Psychology (CWP).
Prati, G., Pietrantoni, L. (2008). Sviluppo e omogenitorialità: una rassegna di studi che hanno confrontato famiglie omosessuali ed eterosessuali, Rivista Sperimentale di Freniatria, 132 (2), 71-88.
Gartrell, N. et al. (1996-2012), National Longitudinal Lesbian Family Study.